ilallallero

Vita da Strega

Eccomi

Strega per gioco e per passione, amo la vita perché riserva sempre sorprese speciali.



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martedì, 01 luglio 2008
Le amiche vere, quelle come te. (2) 

Amica: bla bla bla…e tu mi devi aiutare, dammi un consiglio, io non ce la faccio più, non ne posso più, non lo sopporto più …  perché lui è così e perché lui fa cosà, perché lui sopra perché lui sotto, e non va bene a destra e non va bene a sinistra, e ha detto questo e ha fatto quello, e questo non mi sta più bene e quello nemmeno, e bla bla bla…

ilalla: e allora mandalo affanc***!

Amica: ma ila… ma… IO LO AMO!!!

ilalla: e allora vaffanc*** pure tu!


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lunedì, 23 giugno 2008
E gira il mondo gira… 

Una volta per consultare una cartina geografica bisognava avere a portata di mano un atlante, finché un bel giorno, un signore di nome Alviero Martini, decise di farne il leitmotiv di una linea di moda. E nacque Prima Classe: un modo decisamente “originale” per portarsi dietro il mondo come contenitore dei propri effetti personali o addirittura della propria persona.

“Originale” è un termine volutamente impiegato per restare sul vago, per non esprimere un giudizio personale che altrimenti rischierebbe di ferire la sensibilità di chi, non disdegnando l’estro dello stilista in questione, avrà sicuramente uno dei suoi planisferi (o anche solo 1 misero continente) nel proprio guardaroba.

Alviero Martini non può rimane indifferente: piace o non piace, senza mezze misure. Ecco, a me non piace, per esempio; ma ce ne sono tante di donne in giro a cui piace, visto il successo che da anni riscuotono le sue mappe in stile fisico, politico, virate al lurex … Non ho ancora mai visto i tarocchi di First Class e mi domando se siano modelli difficili da imitare o se i produttori paralleli si rifiutino per scelta. Io mi rifiuterei, dopo quello che ho visto stamattina.

Durante il pit-stop benzina-caffè in autogrill, mentre mi recavo al lavoro, vedo al bancone una femminona abbondante, firmata Prima Classe dalla testa ai piedi. Giuro, non sto esagerando, semmai è lei che ha esagerato: cappellino, scarpe, borsa, jeans e, pezzo forte, la canotta elasticizzata a fantasia geografica che avvolgeva perfettamente le sue rotondità: praticamente un mappamondo!

Non vorrei fare della facile ironia, ma le mancavano solo le scarpette con la punta di gesso, quelle da danza classica, per farla girare, girare, girare…


Postato da: ilallallero alle 09:02 | permalink | commenti (34) |

lunedì, 16 giugno 2008
Marrakech express 

Così è stato il mio week end a Marrakech, espresso: denso e concentrato, carico di aroma. E’ stato un week end caldo, molto caldo, in senso lato.

Non sono partita con una ingente somma di denaro per salvare un vecchio amico dal carcere, no: l’ho fatto per salvare me stessa, dallo stallo. L’unica cosa che ha accomunato il mio viaggio a quello dell’omonimo film è l’ebbrezza della fuga, quel piacere inebriante che mescola continuamente euforia e tumulto.

Ho assaporato il gusto dell’estate che qui non si degna di arrivare. Più che un assaggio, ad essere onesti, è stata una scorpacciata. Ne ho trangugiato il più possibile perché mi restasse addosso, come un marchio a fuoco: ho fatto il pieno di tutto quello che potevo prendere per ricaricarmi il più possibile.

Mi sono ubriacata di una città che racchiude il vecchio e il nuovo, realtà distanti da noi e altre invece così incredibilmente vicine, tradizioni antiche e inattese modernità, miseria e lusso: sono stata via 4 giorni con la percezione che il mio soggiorno sia durato … chessò… un mese!?

Tre giorni e tre notti piene come uova, senza dormire, senza neanche sentirne il bisogno per non perdere nemmeno una briciola di questa opportunità di evasione. Ce ne vorrebbero di più di occasioni così, perché ti svuotano la mente, ti fanno lo shampoo, ti stampano un invidiabile sorriso sulla faccia... ti fanno bene! Certo, ti stancano anche; d’altra parte ogni medaglia ha il suo risvolto. Avrei bisogno di qualche giorno di ferie supplementare per recuperare le forze e il sonno perso a girovagare, scoprire, curiosare, comprare, farsi mandare il sangue in ebollizione da un sole che squaglia il cervello, mangiare, bere, ballare, farsi accarezzare le spalle scoperte dal tepore della notte … E’ una vera sofferenza, ma ho imparato a soffrire in silenzio e non mi lamenterò.

Preferisco sorridere, ancora e ancora. Non voglio smettere.


Postato da: ilallallero alle 14:18 | permalink | commenti (28) |

lunedì, 09 giugno 2008
Notizie da Fantasilandia. 

Fantasilandia è un infaticabile laboratorio di fantasia. Non si tratta dell’isola gestita da Mr Roarke e Tattoo, è la mia isola; funziona più o meno allo stesso modo ed è decisamente più vantaggiosa sotto diversi punti di vista.

Intanto è ad ingresso gratuito ed è già un bel risparmio: se negli anni ’80 bisognava pagare a quei due signori 50.000 dollari, non oso immaginare quanto costerebbe al giorno d’oggi.

Poi, non ci sono limiti di permanenza: posso trattenermi tutto il tempo che voglio e non solo non un misero week end. Non vado incontro a difficoltà logistico-temporali derivanti da viaggi e spostamenti: nessun mezzo di trasporto da prendere, nessun vincolo di orari. Posso andare e venire come e quando voglio, e tutte le volte che voglio.

Tant’è che ormai abito a Fantasilandia da un bel po’: a conti fatti, è già un mesetto, giorno più giorno meno. Cosa faccio? Un sacco di cose…  A seconda del guizzo del momento, del contesto e del flusso degli eventi, decido volta per volta di rivivere il passato, così come è stato o di cambiarlo; di proiettarmi in un futuro prossimo o remoto, plausibile o decisamente irrealistico; di esaudire un desiderio, dare sfogo a fantasie gelosamente custodite… Insomma, ho un gran daffare, soprattutto se pensate che contemporaneamente porto avanti tutta la solita e incasinatissima routine che riempie le mie giornate.

E’ iniziato per necessità e ora sto provando a farne virtù. Vorrei imparare ad accettare quello che non posso cambiare, ma non mi rimane affatto facile; fintanto che non ci riesco, cerco di non guardarlo in faccia, lo ignoro. Come si fa? Facile, basta entrare in Fantasilandia! A Fantasilandia scegli di ridere su ciò che normalmente farebbe piangere; a Fantasilandia c’è zucchero a volontà per buttare giù quantità industriali di pillole amare; a Fantasilandia ci sono occhiali speciali che raddrizzano la realtà e con l’ausilio di lenti scurissime, puoi anche scegliere di non vedere quello che non ti piace; a Fantasilandia hai la manopola per alzare il volume di suoni melodiosi a coprire quello che non vuoi sentire o i tappi di cera di Ulisse se preferisci un silenzio assoluto.

E poi, a Fantasilandia c’è sempre il sole: un sole così forte da far evaporare le pietre!

Potrei pure aprire la porta per farvi entrare… ma mi sono chiusa dentro e ho nascosto la chiave, così bene da non riuscire più a trovarla. Magari tra un pò esco io... ma non mettetemi fretta.


Postato da: ilallallero alle 08:56 | permalink | commenti (37) |

mercoledì, 14 maggio 2008
Che accade? 

Umore caraibico.
Giornate di sole accecante con punte di 28°, si alternano ad acquazzoni torrenziali: sembra di stare ai carabi nella stagione umida. Chi non ci fosse mai stato, ai carabi, e volesse provarne l’ebbrezza, può venire qui in Abruzzo risparmiando tempo di percorrenza e denaro. A me, che sono fortemente meteoropatica, questi sbalzi repentini provocano umori alterni. Chi deciderà di accogliere il mio invito in Abruzzo sappia che, oltre a saggiare il clima tropicale, in mia compagnia potrà abbinare questo tipo di esperienza ad uno studio “su campo” della sintomatologia completa del paziente affetto da sindrome maniaco-depressiva.

 
Abulia.
Questa è la ragione della mia latitanza. Giornate piene come uova (che spesso si rompono!) a parte, non riesco a scrivere. E’ una strana forma di “blocco del blogger”: di aneddoti da raccontare ne avrei, mi manca la voglia di comporli attraverso un insieme simboli associati a significati a creare frasi di senso compiuto. Cerco qualcuno che voglia sottoporsi ad un esperimento telepatico: attraverso uno sforzo di concentrazione io passo i contenuti dalla mia mente alla sua, in modo che possa metterli per iscritto al posto mio. Se non lo dovessi trovare e/o se l’esperimento non dovesse riuscire… non ci resta che aspettare che muti la mia condizione d’animo.

 
La memoria di scorta.
Non chiedetemi come perché non saprei cosa rispondere: sono riuscita a cancellare tutta l’agenda del mio nuovo telefonino. E’ bastato un click e innumerevoli memo, impegni, anniversari, pazientemente inseriti con estrema fatica, sono svaniti nel nulla! Ho impiegato tre giorni a recuperare da post-it, agende da tavolo, pc personale e aziendale, amici e colleghi, le informazioni utili a ricostruire da capo il mio futuro prossimo e quello remoto. Se nel frattempo ho mancato qualche appuntamento o un augurio atteso, chiedo venia. E se proprio ve la siete segnata al dito e volete sfogarvi con qualcuno, prendetevela con
la Nokia: nel menù poteva anche mettere un cestino di salvataggio per rimediare ai gesti avventati dell’utente inconsapevole!

 
Il fischio che fa fiasco.
Due giovanissimi neoassunti al reparto produzione hanno fischiato al mio passaggio nel capannone. Di quei fischi tipo “fiùù fiùùùùù, che sventola!” ormai caduti in disuso anche tra i muratori che montano i ponteggi per strada. La prima volta sorvolo, mi convinco che sia stata un’allucinazione. Alla seconda inizio a credere alle mie orecchie. Alla terza mi volto e vado incontro ai due pastorelli per insegnare loro le basi della buona creanza e la differenza che passa tra una collega e una mandria di pecore. L’intero reparto scatta subito in mio sostegno, neanche fossero bodyguard prezzolate, tanto che i due giovincelli adesso, quando mi vedono, abbassano lo sguardo. La notizia, serpeggiando ai piani alti, ha creato un clima di ilarità regressiva: i colleghi mi regalano sempre un fischio, anche per telefono.

 
Da un eccesso all’altro.
La centralinista è stata promossa nel team di assistenti all’ufficio commerciale. Non ci sono più le sue scollature generose ad accogliere gli avventori. Civetterie telefoniche, confidenza fuori misura e risate sguaiate non sono più il nostro biglietto da visita. Ora c’è un uomo al suo posto, che oltre a non essere un bel vedere, è scorbutico e raggelante come neanche Cerbero alle porte dell’Inferno sapeva essere.


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martedì, 29 aprile 2008
Telefono casa 

Mi hanno finalmente consegnato il tanto atteso cellulare high-tech, in sostituzione del mio gingillo glamour incerottato. Ci sono voluti quasi due mesi, un periodo interminabile in cui pregavo e speravo che il mio telefonino cool (o quel che ne restava) non tirasse definitivamente le cuoia proprio quando, settimanalmente, agonizzava tra le mie mani mentre lo medicavo e gli cambiavo le fasciature; in cui mi vergognavo come una ladra a rispondere a chiamate o a sms in pubblico; in cui ho bombardato personalmente il fornitore con telefonate minatorie, dalle quali si difendeva solleticando la mia curiosità sull’effetto sorpresa che avrei ricevuto portando ancora un po’ di pazienza, perché mi stava riservando un trattamento davvero speciale. Avrei dovuto tremare davanti alle sue dichiarazioni, certa del fatto che questo signore conoscesse ben poco me e i miei gusti, in generale e in materia di  telefonia mobile.

E così, quando ormai avevo esaurito la forza di marcarlo stretto, ecco che arriva in ufficio il mio pacchetto. Dall’immagine sembra carino: certo non è mini come piace a me, ma neanche troppo ingombrante e tutto sommato piuttosto leggero. La scatola ha un doppio fondo: cavi e cavetti, manuale, opuscoli e driver mi mettono un po’ soggezione… ma reagisco al primo impatto con fiducia, con quell’ottimismo che mi caratterizza e che, ogni tanto, mi tradisce anche.

Una volta a casa, terminata la carica della batteria, inizia il processo di conoscenza reciproca, una lotta impari: troppe icone e troppi tasti contro la mia scarsa propensione al cimento tecnologico. Forte della decisione di padroneggiare solo le 4 funzioni di base, decido di procedere empiricamente per prove ed errori: un po’ come buttarsi nella fossa dei leoni credendo di uscirne solo con qualche graffio.

Sistemo subito data e ora e la sveglia per il giorno seguente e penso: “accidenti se sono brava!”. Peccato dovermi smentire subito: non riesco ad utilizzare di default la rubrica della sim così, approfittando di cotanta memoria hardware, decido di copiare la rubrica della sim sul telefono, uno dei procedimenti più banali, anche per me. Dopo infiniti tentativi di effettuare l’operazione in un colpo solo, mi riduco a copiare una scheda per volta: una maledizione per ogni voce copiata. Con l’occasione, la mia rubrica è stata volutamente dimezzata.

Mi adopero in fretta a sostituire la suoneria perché il “Nokia tune” è il rumore più insopportabile che io conosca. La fretta è solo intenzionale, visto che il procedimento si rivela più arduo del previsto: apro un video musicale che non riesco più a chiudere. La ricerca delle suoneria diventa una missione in stile Indiana Jones. Alla fine Indiana Jones trova la pietra filosofale, ma proprio alla fine!

Decido che il metodo intuitivo non è adatto alle mie capacità limitate e ripiego a testa bassa sul manuale: un tomo voluminoso come l’elenco telefonico di Roma dalla A alla L. Lo sistemo sulle ginocchia e inizio a sfogliarlo: browser web, connessioni, attivazione della casella email, collegamento GPS, sistema audio/video, PPT, Chat… ma… mi domando “non ci si telefona più con questi aggeggi?!”. Il manuale è stato impaginato al contrario: per capire che hai in mano un telefono devi andare all’ultima pagina. Inizio ad immaginare situazioni tragicamente veritiere ma che sanno tanto di scusa inverosimile, tipo “ti volevo telefonare …ma poi è partito un film e …giacché c’ero l’ho visto... è stato più semplice che chiamarti”.

“Cosa te ne fai di un telefono così? Dallo a me!” tuonano gli amici. “E’ come mettere una Ferrari in mano a chi non ha la patente!” “Non dirmi che lo usi solo per telefonare?!?”. Ma no! Mando anche sms, mms, scatto qualche foto che non ritroverò mai più perchè non so dove verrà salvata… e… ah, beh, l’organizer, la mia memoria di scorta!


Postato da: ilallallero alle 10:41 | permalink | commenti (61) |

martedì, 22 aprile 2008
Un’altra me 

Ieri sera ho visto uscire dal portone di un palazzo due gemelle: due donne adulte, belle, identiche, praticamente la stessa persona riflessa, se non fosse stato che erano vestite in modo diverso. Si sono salutate e hanno preso direzioni opposte. E nella mia testa è partito il solito film… dove staranno andando, a fare cosa, ma soprattutto perché si sono separate… mi ha sempre incuriosito il fenomeno “gemelli”, che tratto nella mia mente come un mistero della natura, un universo parallelo ai confini della realtà. Gemelli: pare significhi molto più che fratelli, una realtà davvero lontana da me, che sono addirittura figlia unica.

Il mito dei gemelli tesse trame favolose su amore smisurato, complicità estrema, esistenze simbiotiche… Sarà vero? Sempre vero? Ci sono gemelli che, tanto uguali esternamente quanto diversi nell’intimo, faticano a sopportarsi? Non ho mai conosciuto approfonditamente due gemelli, al punto da trovare risposte alle mie domande attraverso una frequentazione assidua, l’osservazione o con interrogazioni esplicite.

Quando ero alle elementari, nella mia scuola c’erano due gemelli, biondissimi, uguali uguali. Me li ricordo nel cortile, quelle mattine in cui venivano a distribuire gli album delle figurine Panini. Nella mischia dei bambini urlanti che si strattonavano per  prendere l’album e un solo pacchetto di figurine per iniziare la raccolta, loro erano gli unici che, mettendo e cacciando le giacche, scambiandosi cartella e cappello, riuscivano ad ottenere più pacchetti di figurine, disorientando i distributori al grido di “ma no, prima era mio fratello!”.

Anche alle scuole medie e al liceo guardavo a distanza due coppie di gemelle, indistinguibili per me. Ho sempre immaginato la “comodità” di avere un gemello: mettersi d’accordo, dividersi i compiti, per avere la possibilità di fare metà del proprio dovere e ottenere comunque il risultato intero. Per esempio, negli studi, i gemelli possono iscriversi allo stesso corso di laurea, dividersi gli esami da preparare in modo che la stessa persona lo sostenga due volte a sessione, per sé e per l’altra sé. Oppure, su questioni più personali, se una si caccia in un guaio e fa fatica a uscirne perché affrontare la situazione le provoca sofferenza, l’altra, da esterna, più lucida e distaccata, può venirle in soccorso sostituendosi a lei. Si, è quasi fantascienza, me ne rendo conto.

Il mondo dei gemelli è avvolto da un’aurea idilliaca…ma non nel mio immaginario, dove si scatenano fantasie prosaiche. E se invece dell’affetto più incondizionato ci fosse un odio spassionato? Ne conosco di fratelli che si detestano, perché non può succedere con i gemelli? Così come si amplificano i sentimenti positivi, può accadere per quelli negativi. E allora la sostituzione di persona, senza accordo stavolta, avrebbe lo scopo di creare rotture, litigi, di impedire il raggiungimento di un obiettivo: invidia e competizione, i fiori del male che di solito cerchi di estirpare all’esterno, ti crescono dentro casa.

Mi ha sempre affascinato il fenomeno “gemelli”, ma per contrasto. Un fenomeno da scoprire, non da vivere. Perché se penso a me, temo un vissuto ostile, già solo per la possibilità di essere scambiata, confusa con l’altra. Non credo sopporterei di avere davanti agli occhi un’altra me, uno specchio che mi rimanda continuamente la mia immagine, senza filtri, che si amplifica raggiungendo una profondità senza fine. Per quanto sia vanitosa, non lo apprezzerei: vedere l’eco delle mie espressioni, degli atteggiamenti, delle posture… non poter sfuggire al lato più antipatico di me stessa: non c’è equivoco che tenga a giustificare la cattiva interpretazione di un gesto o di una parola, la comunicazione è totale, la comprensione dei sentimenti è cruda e immediata.

Come puoi convincerti di essere un esemplare unico al mondo quando hai sotto gli occhi l’esempio pratico che smentisce la teoria? Io stessa a volte fatico a sopportarmi. Sopportarne due come me è una prova impossibile da superare.


Postato da: ilallallero alle 12:32 | permalink | commenti (36) |

lunedì, 14 aprile 2008
Mi piace... ah, ah 

Nel bel mezzo di questo “Aprile non so che dire” mi prende al lazo Salsarosa, con un “nuovo gioco” che si fa così:

REGOLAMENTO:
- indicare il link di chi vi ha coinvolti
- inserire il regolamento del gioco sul blog
- citare sei cose che vi piace fare
- coinvolgere altre sei persone
- comunicare l'invito sul loro blog

6 son le cose che piace fare a me

(in realtà molte di più, ma per esigenze di copione mi devo limitare):

 

1 Stare sotto il sole

Sono nata ad agosto e vado ad energia solare. Mi piace il sole: non mi basta il sole che illumina, voglio quello che acceca; non mi basta il sole che intiepidisce, voglio quello rovente. Ho bisogno di quel sole più di quanto me ne riesca ad offrire il clima locale perciò fuggo a prenderne un po’ altrove quando qui non è disponibile, per ricaricare le batterie. Sono fotovoltaica.

 

2 Viaggiare

Partire è un po’ morire, si dice. Io invece mi sento morire quando non posso partire, come è successo quest’anno. Staccare la spina, cambiare aria, gente, ritmi, riposare senza dormire, essere sazia senza mangiare… mandare in vacanza anche la mente insieme con il corpo: mi piace! Non si avverte il bisogno di ciò che non si è mai provato, ma la mancanza di un piacere saggiato si avverte in modo inequivocabile.

 

3 Le scarpe

Tra abiti e accessori, utili e futili, la mia passione viscerale è per le scarpe. Non c’è nulla che catturi la mia attenzione come un bel paio di scarpe: più ne ho più ne desidero, più ne compro e più mi incanto davanti ai modelli esposti nelle vetrine.

 

4 Fantasticare

Mi piace immaginare qualcosa che deve accadere o anche che non accadrà mai, costruire la situazione, infilarci dentro le persone e dare vita al film,  ad uno dei tanti film possibili, arrivando fino alla fine, cambiando anche più finali, per scoprire quale ci sta meglio: è come se in qualche modo vivessi davvero ciò che invece è solo un prodotto della mia mente. E se il sogno è irrealizzabile, poterlo fantasticare a volte mi basta.

 

5 Ballare

La danza è per me la forma più alta di espressione e comunicazione, la più completa. Ballando si parla, si da sfogo alle proprie emozioni, si trasmette un desiderio, si corteggia, si seduce. Ballare è la mia panacea contro tutti i mali. “Balla, che ti passa”.

 

6 Creare

Mi piace il lavoro creativo, quello che coinvolge la manualità oltre che la mente. Mi piace cucire, colorare, costruire, riparare, arredare… con attenzione, precisione, pazienza. Fare e disfare finché le mani non arrivano a plasmare con estrema fedeltà l’idea di partenza.

 

Lancio il lazo del “tuca tuca” a Moz, Clarke, Todomodo, Mari, Asileday, Clio


Postato da: ilallallero alle 15:39 | permalink | commenti (35) |

martedì, 08 aprile 2008
Aprile 

 - Aprile dolce dormire -
 - Aprile non ti scoprire -

Tu di che Aprile sei?!


Postato da: ilallallero alle 12:05 | permalink | commenti (43) |

mercoledì, 02 aprile 2008
Punti di vista 

Conversando nello spogliatoio della palestra:

 

i- Chi si rivede! Che fine hai fatto?!

- Ho avuto l’influenza, non andava più via. Sono stata male, ma proprio male: non ricordavo di essere mai stata così male dall’ultimo anno di liceo, 4 anni fa!

i- Che invidia che mi fai!

- Perché non mi ammalo spesso?!

i- No, per la tua età! Quanto sei giovane!

- Ma che dici!!! Perché tu sei vecchia?!

i- Guarda che io e te ci portiamo almeno una decina d’anni, sai?

- Non credo proprio!

i- Io dico di si: sono del ’73!

- Ah… non l’avrei mai detto… Comunque te li porti benissimo!

i -Grazie, ma preferirei non portarli proprio!


Postato da: ilallallero alle 09:33 | permalink | commenti (55) |